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Ambigramma

Montegrappa

Arte Stilografica, Gustav Klimt

Arte

150.000 €

Gradazione scrittura

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Caratteristiche
Materiali: Resina
Minuterie: Oro Giallo 18K
Pennino: Oro 18K
Caricamento: Pistone
Packaging: Premium
Accessori Inclusi: Boccetta inchiostro (50ml)
Lunghezza: 155 mm
Diametro: 18,00 mm
Peso (gr): 68,00 gr

Piccole variazioni cromatiche sono una naturale conseguenza della lavorazione artigianale e testimoniano l’autenticità e l’esclusività di ogni pezzo. I colori più chiari potrebbero presentare una leggera trasparenza.

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Descrizione

Sono pochi gli scrittori che hanno provato il privilegio di possedere un’Arte, ma molti sognano un giorno di poterne avvicinare una. La silhouette d’élite del nostro Atelier, decorata dalla testa al fondello con deliziose pennellate, esibisce l’accattivante bellezza della produzione su misura su un corpo realizzato a mano in resina e oro massiccio.

Ogni commissione Arte richiede uno studio meticoloso e un’accurata esecuzione che danno vita a immagini fluide e di straordinaria fedeltà. Scegli un’opera d’arte che rappresenti la tua passione. Arte è una penna stilografica che anche i più grandi maestri sarebbero orgogliosi di possedere.

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Ogni creazione Arte è un mondo a sé stante.

Arte è una serie di capolavori singolari che Montegrappa dedica alle grandi figure della storia dell'arte. Ogni penna inizia con uno studio iconografico approfondito che si evolve in un progetto di altissima maestria artigianale –non una mera riproduzione, ma un atto di vera creazione.

Dal cuore dell'Atelier di Montegrappa si dispiega una visione artistica unica, mentre maestri artigiani traspongono la poetica di ogni soggetto scelto sulla preziosa superficie della silhouette più esclusiva di Montegrappa. Il risultato è un'immersione totale nel repertorio visivo dei più grandi artisti del mondo.

Klimt

All’Arte, la sua Libertà

Gustav Klimt è il nome che più di ogni altro incarna lo spirito della Secessione Viennese. Figura cardine dell’Art Nouveau, riuscì a fondere sensualità ed eleganza in un linguaggio pittorico senza precedenti, dove la figura femminile diventa simbolo, enigma e ornamento. La sua arte è una celebrazione della forma e del desiderio, costruita su un disegno rigoroso e armonioso e arricchita da un impulso decorativo che sfiora il gotico. Oro, linea e colore si intrecciano per creare un universo visivo di trasparenze e superfici piane, capace tuttavia di evocare profondità emotiva e scultorea – soprattutto nei suoi ritratti. Klimt non dipingeva soltanto: scolpiva. Ogni sua opera è una danza di motivi, simboli e carezze cromatiche.

Judith I, 1901

Judith II, 1909

The kiss, 1907–1908

Poppy Field, 1907 / The Tree of life 1905–1909

Judith I e Judith II (Salomè) sono i capolavori scelti per adornare la canna della penna. Judith I, dipinta nel 1901, raffigura la giovane vedova ebrea che, con l’inganno, sedusse e uccise il generale assiro Oloferne. Splendidamente ornata e incorniciata in una perfetta prospettiva frontale, vista dal basso, l’eroina appare immobile, con gli occhi semichiusi e le labbra socchiuse, sospesa tra estasi e sfida. Il braccio destro, elegantemente piegato, solleva la testa mozzata del suo nemico.

Eppure, nel linguaggio visivo di Klimt, il soggetto biblico diventa un semplice pretesto. La narrazione sacra lascia spazio a un’altra dimensione: il corpo seminudо, lo sguardo ammaliante, il potere ipnotico della figura femminile. In Judith I, ella è la femme fatale — seducente, dominante, esaltata nella sua bellezza inaccessibile. In Judith II, il corpo abbandona ogni ambiguità morale e accoglie apertamente la passione, pur sconfinando nella morte. Klimt trasforma l’eroina biblica in una moderna Salomè: non più strumento di salvezza, ma icona di desiderio e perdizione.

Arte: Klimt, Alessandra Malesan sperimenta per la prima volta la pittura a polvere e foglia d’oro — un prezioso omaggio al grande maestro della Secessione Viennese. Di straordinaria bellezza è la riproduzione sul cappuccio di Il Bacio (1907–1908), forse l’opera più celebre di Gustav Klimt. Su una roccia fiorita, sospesi su un vuoto dorato, due amanti si fondono in un abbraccio di totale abbandono, avvolti da un’aureola di spirali dorate intrecciate a fiori blu, gialli e violetti.
Tutto converge nel gesto dell’unione: i motivi floreali intrecciati nei capelli evocano uno stato edenico e primordiale, dove nulla esiste al di fuori della forza creatrice dell’amore e del desiderio.
Un’estasi dorata — fissata per sempre sulla preziosa superficie del cappuccio.

L’Abbraccio, un dettaglio de L’Albero della Vita — il monumentale fregio musivo realizzato tra il 1905 e il 1909 per decorare il Palazzo Stoclet di Bruxelles — circonda la giunzione, creando un legame circolare con la passione rappresentata sul cappuccio.
Sul fondello, il paesaggio fiorito tratto da Campo di papaveri (1907) parla, attraverso colori vividi e luci cangianti, dello splendore dell’amore… e della sua fugace, struggente bellezza.

Da Ponte

Sospeso tra Cielo e Terra

Maestro indiscusso del Cinquecento italiano, Jacopo da Ponte – meglio conosciuto come Jacopo Bassano – fu tra i pittori più raffinati e originali della scuola veneziana. Nato nel solco luminoso di Giorgione, rivelò presto un genio nell’assimilare e trasformare, distillando ogni incontro in un linguaggio pittorico di straordinaria ricchezza e sorprendente modernità. Animata da un’inquieta curiosità culturale, la sua arte è segnata da libertà espressiva e da una visione lungimirante, capace di anticipare temi e sensibilità che troveranno piena risonanza solo secoli più tardi. Nato e cresciuto a Bassano del Grappa – la pittoresca cittadina che, dal 1912, ospita anche la storica manifattura Montegrappa – Jacopo fu tra i primi a nobilitare la scena rurale, intrecciando nei soggetti sacri l’intimità della vita domestica e i ritmi tangibili della campagna. Diversamente dai grandi protagonisti dello splendore rinascimentale veneziano, il suo sguardo si volgeva non solo verso il cielo, ma anche verso la terra: ai pastori, agli animali, agli umili strumenti del lavoro agricolo. Nelle sue mani, questi elementi diventano protagonisti di una narrazione visiva fatta di luce, materia e un naturalismo insieme profondo e senza tempo.

Fuga in Egitto, 1534

Madonna con il Bambino tra i Santi Matteo, Francesco, Lucia il podestà Matteo Soranzo, la figlia Lucia e il fratello Francesco, 1536

Autoritratto, 1590 ca.

San Valentino battezza Santa Lucilla, 1575

Per il cappuccio di Arte: Da Ponte, i maestri artigiani del nostro Atelier hanno affidato la loro maestria a Fuga in Egitto, una delle opere più toccanti e poetiche della prima produzione del maestro bassanese. Una scena pervasa da una sacralità quotidiana, dove il divino si intreccia armoniosamente con il reale.
L’intento naturalistico di Jacopo da Ponte si rivela nel pacato dettaglio delle figure in viaggio e nel paesaggio bassanese che si apre alle loro spalle: una veduta viva di luce, sospesa tra la notte e i primi bagliori dell’alba.

La miniaturista Alessandra Malesan interpreta con tocco magistrale la calda tavolozza dai toni terrosi dell’originale, catturandone la morbidezza atmosferica e la complessità compositiva. Ogni dettaglio — dal volto assorto della Madonna alla silenziosa compostezza di San Giuseppe — contribuisce a una narrazione insieme intima e concreta: un perfetto equilibrio tra spiritualità e vita vissuta.

In primo piano, i fiori dipinti con precisione analitica racchiudono simbolismi stratificati: l’elleboro a destra allude alla rinascita spirituale, mentre l’aquilegia e le margherite evocano l’innocenza della Vergine e del Bambino. Una scelta iconografica che celebra la visione profondamente umanista di Jacopo da Ponte — la sua singolare capacità di nobilitare l’umiltà della vita quotidiana attraverso l’arte.

A dominare la canna di Arte: Da Ponte è l’autoritratto dell’artista — un’opera intensa e contemplativa, in cui il maestro si rivela con straordinaria sincerità. Il volto, incorniciato da una barba bianca, e lo sguardo fermo e penetrante offrono l’immagine di un pittore nella piena maturità, pienamente consapevole del suo percorso e della portata rivoluzionaria della sua visione.
Quello sguardo, sereno ma vigile, parla dell’uomo dietro l’arte: il cittadino di Bassano che osservava la realtà con umanità e rigore. Sulla penna, la sua effigie si erge a simbolo di coerenza tra arte e vita, mestiere e pensiero — un invito silenzioso alla profondità, all’integrità e alla bellezza.

Il dettaglio scelto per la giunzione proviene dalla Madonna con il Bambino tra i Santi Matteo, Francesco, Lucia, il podestà Matteo Soranzo, la figlia Lucia e il fratello Francesco (1536), oggi conservata al Museo Civico di Bassano del Grappa.
Qui, la giovane Lucia Soranzo, figlia del committente, è raffigurata mentre accarezza un cucciolo di levriero che riposa fiducioso sulle sue ginocchia: un gesto intimo e disarmante che addolcisce l’atmosfera sacra della scena con la tenerezza della vita quotidiana.
Il suo abito a righe verticali — tra i più eleganti e distintivi della pittura del Cinquecento — è reso con meticolosa precisione, aggiungendo profondità alla figura e valorizzando la ricchezza del dettaglio. È un frammento che distilla la visione di Jacopo da Ponte: santificare l’ordinario e rendere il divino profondamente umano.

Boldini

La Belle Époque

Nessuno seppe catturare lo spirito della Belle Époque con maggiore eleganza di Giovanni Boldini. Celebrato come il supremo maestro del ritratto femminile, l’artista italiano distillò – con pennellate vive e luminose – l’essenza stessa di un’epoca segnata dal lusso, dal mondo mondano e dal culto della bellezza. Il suo genio risiedeva nella capacità di cogliere l’istante irripetibile: quel momento fugace in cui uno sguardo rivela lo stato d’animo più intimo, o un gesto eloquente traduce emozioni ineffabili. L’influsso dell’Impressionismo si avverte nel ritmo rapido ed energico del suo tocco e nella luminosità della sua tavolozza. Eppure, Boldini non rinunciò mai al rigore del realismo; seppe invece fonderne la solidità con la libertà impressionista, creando un linguaggio pittorico unico, dove eleganza e magnetismo si fondono e i suoi soggetti emergono in tutta la loro irresistibile seduzione.

La Dame de Biarritz, 1912

La danzatrice spagnola, 1900

Provocazione, 1855

La signora in rosa, 1916

Per il cappuccio di Arte: Boldini, i maestri artigiani del nostro Atelier hanno scelto Provocazione (1885): una tela intrisa di sensualità, dove la grazia di un semplice gesto — il sollevarsi dei capelli — distilla la tensione e il fascino sospeso di un istante fuggente, reso eterno dal genio di Boldini.

Sul fusto di Arte: Boldini, La Dame de Biarritz (1912) irradia un’aura di enigmatica eleganza, avvolta in un abito di rosa intenso con riflessi ciclamino. Le sue tonalità iridescenti oscillano dal magenta al fucsia, dissolvendosi in note più chiare di rosa zuccherino, mentre le ombre si addensano in una profondità violacea.
Attraverso le pennellate luminose e vibranti di Boldini, il tessuto sembra fremere di vita, come se fosse animato da una luce interiore. Lo sguardo magnetico di Mademoiselle de Gillespie incarna una nuova femminilità moderna — sicura, seducente e irresistibile.

La sezione della giunzione del il fondello, ricreati attraverso le minuziose e preziose pennellate di Alessandra Malesan, riecheggiano le vibrazioni cromatiche de La Dame de Biarritz. Qui i tessuti rosa ciclamino, con i loro riflessi radiosi, si trasfigurano in ornamento prezioso, avvolgendo la penna in un continuum di rara raffinatezza.
Ogni tratto applicato a mano amplifica e sublima i soggetti dipinti, tessendo un’armonia cromatica che unisce ogni elemento in un capolavoro unico — firmato Montegrappa.

Country: US